Le arti ritornano sull’Olocausto non perché manchino le immagini, ma perché nessuna è mai definitiva. Nel cinema, ogni film apre un varco diverso e rimette in discussione quello che sembrava già acquisito. La storia non è una linea retta, sembra ripiegarsi su sé stessa: un movimento circolare che obbliga a confrontarsi, ogni volta, con chi eravamo e con chi siamo diventati.
